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ITALIA: what else?

Oslo, ore 15:26, una forte esplosione viene avvertita nel cuore della città, in un'area dove sorgono gli uni vicini agli altri i palazzi che ospitano le principali sedi istituzionali della Norvegia.
A distanza di un paio d'ore, a qualche decina di chilometri dal centro che ormai appare come un campo di battaglia con vetro rotti e detriti per ogni dove, nell’isola di Utoya scoppia di nuovo l'inferno. Un uomo vestito da poliziotto irrompe nella location in cui sono radunati i giovani laburisti per il loro meeting annuale. Un campus estivo, tra politica e natura.
L'uomo è in divisa e forse per questo all'inizio nessuno bada al fatto che tra le mani ha una mitraglietta. All'improvviso la impugna e apre il fuoco. La chiamata di emergenza di qualche sopravvissuto fa scattare il panico: la Norvegia si trova nel caos più completo.


I telegiornali trasmettono a reti unificate le immagini in diretta di quello che prima si è ipotizzato essere un attentato di matrice terroristica ma che poi si è rivelato frutto della pazzia e del fanatismo antimulticulturalista, anti-marxita e anti-islamico di Anders Behring Breivik. Il bilancio delle vittime è straziante: 77 morti. Subito scatta l’evacuazione, sommergibili del corpo armato statale vengono inviati in perlustrazione, squadre speciali di poliziotti si avvicinano all’isola..sembrano le scene di un film catastrofico e invece è quello che è successo davvero il 22 luglio scorso non molto distante da dove mi trovavo. Giravo per le città vicine alla capitale nei giorni e nelle ore immediatamente successive alla tragedia; la tristezza e lo spavento si leggevano sui volti delle poche persone già informate sull’accaduto che uscivano di casa e non stavano incollati al televisore scioccati da un simile avvenimento; molti, nonostante gli ordini di non avvicinarsi al luogo dell’esplosione, avevano già raggiunto Oslo per aiutare nei soccorsi o soltanto per mettersi a disposizione.
La Norvegia in quel tragico momento ha fatto vedere al mondo un’immagine unica: uno stato che si basa sulla fiducia e sulla coesione dei cittadini che amano la loro patria e che sono pronti a correre qualsiasi pericolo per essere d’aiuto.
Quel giorno ha scritto un’inevitabile pagina nera nella storia della Norvegia; quel giorno mi ha dato un grande nozione di civiltà e mi ha fatto riflettere sul mio paese e su quanto, mi dispiace ma è doveroso ammetterlo, la nostra Italia è indietro su molti fronti non solo economici ma anche sociali.

Grazie agli Scambi Giovanili – Lions ho avuto la fortuna di andare 3 settimane nel sud della Norvegia dapprima ospitato in una famiglia locale, i Fauerskov Soós, e poi in una scuola dove ho incontrato e ho convissuto con altri 28 ragazzi da tutto il mondo. Il 9 luglio è stato il giorno della mia partenza; durante tutto il viaggio provavo ad immaginare la famiglia, i luoghi, le usanze e le tradizioni; arrivato in aeroporto si respirava già un'altra aria, più fresca.
All'uscita mi attendevano il papà Stefan, la mamma Helle, le tre figlie Michelle, Mathilde e Marielle e il figlio più piccolo Mathiasz; alla vista del cartello con su scritto "Lions" mi sono sussurrato le ultime parole in italiano: “inizia l’avventura!”. Sin da subito mi sono sentito in famiglia anche se la timidezza aveva la sua parte..non è stato semplice essere catapultati in mezzo a facce nuove e dover parlare solo in inglese. Un doppio sforzo di comprensione che secondo me riassume ad hoc il significato del mio viaggio: due culture, due tradizioni, due nazioni diverse che si sforzano per entrare in armonia e convivere insieme scambiandosi idee e modi di vivere; questo è vivere in un multicultural world, vivere davvero come cittadini cosmopoliti. Non a caso il motto degli Scambi Giovanili è “creare e promuovere uno spirito di comprensione tra i popoli del mondo”..chi pensa che i Lions siano un tour operetor si sbagliano! Non è stato un viaggio turistico, il loro obiettivo è molto ambizioso e credetemi se vi dico che esperienze del genere ti cambiano davvero dentro.
Durante il mio primo spostamento in “terra nuova” sono rimasto estasiato dalle immense praterie e foreste che dominavano la zona..la Norvegia si è presentata ai miei occhi come uno mondo unico e inimitabile, che ha saputo unire tradizioni, innovazione, salvaguardia della natura e sviluppo sociale e culturale in un connubio fantastico.
La cosa che mi ha colpito di più dei norvegesi è la loro mentalità così aperta: la famiglia mi ha accolto davvero come "quinto figlio", facendomi conoscere amici e parenti, portandomi a visitare alcune località famose ma soprattutto insegnandomi come si fa ad un bimbo piccolo a godere del paesaggio e della natura che mi circondava, lontano anni luce da quella che è l’orribile  ementificazione che si vede nelle nostre città salvo rarissimi luoghi; e tutto questo senza nulla togliere ad una grandissima organizzazione e ad alto sviluppo urbano e tecnologico! Ho imparato ad ampliare i miei orizzonti e ad accogliere senza alcun pregiudizio tutte le piccole cose che si possono ricevere da un incontro interculturale che è prima di tutto un incontro con altri uomini come noi, orgogliosi della loro patria e pronti a raccontare storie di popoli e di tradizioni interessantissime, talvolta buffe, ma tutte da imparare. Le due settimane al campo sono state indimenticabili e mi hanno permesso di conoscere culture davvero diverse dalla mia, di stringere rapporti di amicizia molto profondi che non credevo possibili in un tempo così breve con ragazzi e ragazze provenienti da Finlandia, Polonia, Svizzera, Germania, Francia, India, Israele, Turchia, Georgia, Inghilterra, Minnesota (USA), Belgio, Ucraina e Paesi Bassi e di migliorare notevolmente la scioltezza nell’inglese parlato.
Un ringraziamento per questo “viaggio di vita” va ai Lions International, ai Lions norvegesi, a Helle e Stefan Soos, a Simone Roba, coordinatore multi distrettuale degli scambi per l’Italia, a Maria Martino, coordinatrice degli scambi in Norvegia, alla mia professoressa di inglese, Beatrice Germanetto del Liceo Scientifico “Arimondi-Eula” di Racconigi, che ha messo me e altre due mie compagne di classe, Giorgia Di Blasio e Martina Peretti che sono partite rispettivamente con destinazione Ungheria e Turchia, a conoscenza di questa bellissima opportunità che spero con tutto il cuore di ripetere! Un consiglio? Viaggiate e girate il mondo: 
è l’unico modo per accorgersi che non si è soli, che non si può vivere solo in funzione di se stessi e che certe idee antimulticulturalismo non hanno ragion di esister se non nella mente di chi non ha ancora capito quale grande ricchezza si può ricevere, anzi scambiare, nell’incontro con l’altro. Come dice Marcel Proust “il vero viaggio non consiste soltanto nell’attraversare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

 

 

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