Ho deciso di intraprendere uno scambio giovanile con i Lions perché sollecitata da un’amica che l’anno prima aveva vissuto una di quelle esperienze che ti cambiano la vita.
Così mi sono buttata, ho messo da parte la paura e ho fatto l’iscrizione.
Non scelsi io di andare in Estonia, ma quando mi arrivó la notizia di quale sarebbe stata la mia meta, mi incuriosì questa parte del mondo che a mala pena avevo sentito nominare.
Ad essere sincera no, non ero del tutto convinta di partire, ma poi mi sono detta che avrei dovuto cogliere l’occasione al volo, perché probabilmente senza questa opportunità, mai avrei nella mia vita scelto come meta l’Estonia, e mai avrei conosciuto questa parte del mondo.
Così sono partita e ora che sono tornata, quando mi chiedono: allora, com’è l’Estonia? Sono in grado di parlare delle loro abitudini, del loro cibo, dei loro paesaggi e dei loro sorrisi per ore senza stancarmi mai.
Se c’è una cosa che ho imparato in un mese lontano da casa è che la vita non smette mai di sorprenderti.
Sono appena rientrata dal Canada e, qui, stesa sul mio letto, non posso fare a meno di chiudere gli occhi, come a voler tener prigioniero nella mente un magnifico sogno da cui temo ridestarmi.
Riesco ancora a sentire il battito del mio cuore in quella mattina del 13 Luglio 2019... quante cose ancora non sapevo!
Avevo paura e, allo stesso tempo, ero eccitata di conoscere ciò che mi aspettava dall’altra parte del mondo. Non avevo grandi aspettative, perché credevo che niente potesse superare l’esperienza in California dell’anno precedente, ma, al termine di questo mese, ho capito che ogni viaggio è sorprendente perché unico!
Tutto ha inizio in un giorno di dicembre quando mi è stato proposto di partecipare ad uno scambio giovanile Lions.
Sono stato molto determinato per la scelta della destinazione: l'Olanda.
Fin da piccolo ho avuto questo desiderio di ritornarci e finalmente questo piccolo sogno si è avverato. Precedentemente, ho avuto modo di viaggiare da solo all'estero e sì, ho avuto nostalgia di quei momenti, ma mai ne ho avuta tanta quanto questa esperienza.
Ero troppo entusiasta di poter vivere in una famiglia con abitudini e tradizioni diverse dalla mia, di poter incontrare gente proveniente da qualsiasi parte del mondo all'interno del campo.
Prima della partenza, ho avuto modo di incontrare persone che hanno partecipato ad uno scambio Lions e ciascuno di loro ha avuto solo parole di elogio a riguardo, di quanto fosse bello poter incontrare persone così diverse da te, ma allo stesso così simili. Tutti però continuavano aripetermi una frase: “Non importa la tua destinazione, ma chi hai intorno". Ero scettico a riguardo, non ero del tutto convinto, ma sia durante la mia permanenza in Olanda e siadopo il mio ritorno, posso anche io gridare quella frase ad alta voce.
E ora vi dimostro perché.
All'inizio ero abbastanza scettico nel trascorrere una settimana assieme ad una famiglia estranea alla mia, della quale conoscevo relativamente poco e niente. Ma queste paranoie sono crollate nel momento stesso in cui sono arrivato all'aeroporto, dove sono stato accolto col sorriso e l'affetto della mia host-famiglia. Mi sono ritenuto abbastanza fortunato nel capitare in una famiglia del genere, una famiglia aperta mentalmente e che mi ha trattato come se fossi loro figlio e fratello. Mi hanno raccontato tantissimi aneddoti riguardo la loro citta, Szczecin, e portato a visitare posti davvero splendidi. Sono completamente soddisfatto della mia permanenza in famiglia e spero di rivederli un giorno
Quel giorno di dicembre lo ricordo perfettamente, ho inviato il modulo di partecipazione agli scambi giovanili senza alcuna aspettativa , ero ignara di tutto ciò che sarebbe accaduto.
Dopo un pò di tempo, ricevo la chiamata della nostra responsabile di distretto , Maria Martino la quale mi comunica la Nuova Zelanda , per poi rivelarsi non la giusta metà per problemi di età, così successivamente mi viene proposto un nuovo paese: il Brasile !
Questo paese che sentiamo non molto vicino alla nostra cultura , in realtà lo è .
Arriva così il giorno della partenza , salgo sull’aereo per Roma con un pò di ritardo e senza nemmeno immaginare a cosa avevo dato inizio .
Questo il pensiero stereotipato ormai diffuso tra la gente comune.
Gli Inglesi sono freddi come il ghiaccio, spesso ho sentito dire prima che la mia esperienza in Gran Bretagna iniziasse.
Questa la convinzione con cui sono partita, stravolta al mio ritorno in Italia.
Il 5 agosto, la data in cui sono partita da Bari e atterrata a Manchester con la mia compagna di viaggio Francesca, Leo di Altamura.
Un cartello con il mio nome, Steve, Chris (il Camp leader) e tanti sorrisi mi aspettavano all'uscita.
In aereoporto ho conosciuto Ginebra, per gli amici Gin, con cui sin da subito ho legato, un po' per le affinità culinarie, un po' per la mia grande passione per lo spagnolo. Gin, solo il pensiero del rapporto che abbiamo costruito in soli 10 giorni mi fa emozionare.
Ma andiamo con ordine.
Mi chiamo Antonio e ho trascorso 3 settimane in Norvegia presso il camp Strandenga.
Sono partito il 9 luglio per poi ritornare il giorno 28 dello stesso mese e di seguito espongo il resoconto della mia esperienza.
Le strutture del campo erano accoglienti ed organizzate, le attività programmate si sono concentrate molto sull'ambiente, anche se avremmo preferito vedere più luoghi tipici della Norvegia, come i fiordi.
Lo staff era disponibile ed amichevole, anche se non molto propenso ad assecondare le nostre richieste di visite di città o simili, poiché avevamo molto tempo libero a disposizione il pomeriggio dopo le attività del programma, e molto spesso ci annoiavamo; anche se ci hanno assecondato due volte, portandoci per un po' di tempo nella via principale della città vicina e un giorno ad Oslo, permettendoci di incontrare gli altri campers partiti con le host families.
Personalmente, questa esperienza ha avuto un impatto positivo su di me, facendomi incontrare nuovi amici e facendomi abituare ad uscire dalla mia comfort zone.
Quest’anno, ho intrapreso la mia seconda esperienza di scambio giovanile Lions, partecipando al Camp B in Danimarca, con sede ad Havbro.
Il viaggio è iniziato il 13/07/2019 con partenza dall’aeroporto di Bari, direzione Aalborg.
Avendo già avuto, lo scorso anno, un’esperienza non del tutto positiva, sono partita con non pochi dubbi e timori, che, però, non hanno mai, fortunatamente, avuto fondamento.
All’arrivo in aeroporto ho trovato ad accogliermi la mia Host family, composta dai due genitori e tre dei quattro figli: una ragazza mia coetanea e due ragazzini.
Il primo giorno siamo partiti insieme in direzione Copenhagen (a sei ore di distanza da casa).
Abbiamo visitato la città sia a piedi che in battello. Nel pomeriggio abbiamo visitato Bakken, un parco divertimenticon attrazioni d’epoca (risalenti anche agli inizi del 1900) tra cui il più antico Roller-coaster in legno del mondo.
Parole come quelle dei discorsi agli Oscar non risulterebbero a me abbastanza per descrivere il crogiolo di emozioni che hanno dato tante tinte diverse al corso della mia esperienza.
Mi chiamo Gianluca, ma quando incontro amici sparsi per il mondo il mio nome è solo Luca, facile da ricordare e pronunciabile dai più.
La mia passione più grande è la musica e il mio umore è balzato alle stelle quando ho saputo di essere stato scelto per il camp Sound of music in Austria.
Sono partito il 6 luglio, all'indomani della maturità e con ansia post-esame che però mi ha trasmesso carica e voglia di divertirmi, avendone finalmente la possibilità. Il mio host brother Jan era lì che mi aspettava nella stazione di Graz insieme alla sua compagna per portarmi a casa, in un villaggio poco distante, e conoscere l'altro ragazzo ospitato, Dusan, e stringere subito un rapporto di fiducia reciproca, di amicizia e fratellanza.
Infatti non sarei potuto essere assegnato a famiglia migliore!
Ci sono tanti paesi nel mondo, ricchi di culture e tradizioni diverse, e tutti vorrebbero scoprirne il maggior numero possibile.
Di solito le mete più ambite sono in altri continenti, come l’Asia o l’America, e spesso si tende a sottovalutare quel che noi abbiamo più vicino, i paesi confinanti, come ad esempio l’Austria! Io per primo ho commesso questo errore, ma ho dovuto fortemente ricredermi alla fine del mio viaggio.
Ho passato la prima delle tre settimane in famiglia, loro sono stati con me molto ospitali e comprensivi.
Ho girato in macchina per tutta la regione della Styria vedendo luoghi ameni sentendomi nell “Arcadia”. Di solito sono leggermente insofferente durante i viaggi in macchina, ma con loro non mi sono pesati affatto.
Abbiamo inoltre fatto escursioni a piedi e visitato i musei di cui neanche mi aspettavo l’esistenza!
Mi chiamo Alessio, e questo è stato il primo anno in cui mi sono affacciato agli scambi giovanili Lions. Ammetto di esser stato un po'scettico all'inizio, ma l'esperienza vissuta ha mantenuto tutte le promesse fatte nell'incontro "ready to take off".
Ho trovato la famiglia davvero gentile e ospitale, quasi come se io non fossi un terzo tra loro ma un membro in più di cui le difficoltà linguistiche e le differenze culturali non rappresentavano un ostacolo.
Mi sono adattato abbastanza bene, seppur un po' in ritardo, ai ritmi della host family prendendo parte attivamente alle mansioni di casa e integrandomi nelle attività.
Ciò che più mi ha lasciato un pezzo da portarmi dietro, e che più mi ha sorpreso, è stata l'esperienza nel camp. Inizialmente credevo di dovermi riadattare: nuove persone, nuove culture, nuove amicizie... E così è stato. Ma dopo due ore che mi trovavo lì, tutto mi è sembrato un’altra famiglia.
Ho scoperto quanto è bello conoscere culture differenti grazie ai 14 stati diversi che c'erano al Camp, e quanto sia importante la comunicazione attraverso la lingua.
Come in tutte le comunità c'erano dei compiti, che venivano svolti a rotazione tra i vari gruppi, vigeva il rispetto delle regole e il rispetto verso gli altri. Tutte le attività di basavano sul relazionarsi il più possibile con gli altri e approfondire qualcosa in più sulla lingua; inserito in un contesto con attività di svago e momenti liberi, come il surf o visitare Melbourne in piena autonomia.
I canguri con il loro habitat sono mancanti fin dal primo momento in cui sono tornato in aeroporto, e questo lo si capiva anche dalle espressioni di tutti... Ma tra singhiozzo e una lacrima eravamo tutti contenti di ciò che avevamo vissuto perché le emozioni vanno al di là della diversità linguistica.
Sono stata felice di far parte di questo scambio YEC, è un'esperienza straordinaria che ci consente di entrare in contatto con i giovani di tutto il mondo e aprirci a nuove culture. Ho imparato molto, questo viaggio è stato molto gratificante.
Vorrei ringraziare il Lions Club Terrasson (in particolare il mio padrino Olivier Bernard), che mi ha dato l'opportunità di partecipare a questo scambio.
Ringrazio la famiglia Acotto che ha condiviso generosamente la sua vita quotidiana con me per 2 settimane.
Hanno fatto di tutto per farmi sentire a casa nella loro casa e mi hanno fatto scoprire molto sull'Italia.
Quest’anno ho avuto la grande fortuna di poter partecipare per la seconda volta ad uno Scambio Giovanile Lions. Dal 19 luglio all’11 di agosto, infatti, ho vissuto una fantastica avventura in India. Partita da Brindisi con grande entusiasmo, non vedevo l’ora di vivere ed esplorare un posto che mi aveva da sempre affascinato.
Dopo tre voli ho finalmente raggiunto l’aeroporto di Mumbai dove il Distretto locale dei Lions e la mia host mum mi aspettavano. Subito hanno dato inizio ad un breve rito di accoglienza, regalandomi collane di fiori e bracciali, facendomi sentire subito benvenuta. Dopo aver incontrato alcuni dei miei futuri compagni di campo, ho lasciato l’aeroporto e dopo quattro ore sono finalmente arrivata a casa della mia host family. Lì ho conosciuto il mio host dad ma non ho avuto la possibilità di conoscere il mio host brother perché anche lui si trovava in Italia per uno scambio Lions.
La settimana in famiglia è trascorsa molto velocemente, purtroppo vivendo a 4 ore da Mumbai, non ho potuto visitare una delle città più grandi del posto, ma la mia famiglia si è assicurata che ogni giorno facessimo attività interessanti. Ho passato sette giorni facendo trekking, visitando cascate e foreste e combattendo costantemente con l’imprevedibile clima indiano. Purtroppo essendo la stagione delle piogge, poteva scoppiare una tempesta da un momento all’altro e più volte mi sono ritrovata bagnata dalla testa ai piedi mentre camminavamo tra i boschi o facevamo una passeggiata.
Il 6 luglio sono partita per la Turchia, all’inizio ero incuriosita, ma allo stesso tempo avevo ‘paura’ di trovarmi in una cultura troppo diversa per come alcune persone me l’avevano descritta.
Non appena sono arrivata però mi sono resa conto delle tantissime somiglianze con la cultura italiana, sono stata subito accolta da una famiglia super ospitale ed educata, con cui ho avuto il piacere di stare per circa 10 giorni, mi hanno portata in giro per Istanbul e fatta sentirà a casa in ogni momento.
Ho trascorso poi altri 10 giorni nel camp con altri ragazzi provenienti da tutto il mondo, con cui ho fatto subito amicizia e anche l’hotel in cui eravamo era molto accogliente, ci hanno portato non sono in giro per Istanbul ma anche in giro per la Turchia, in modo da farci vedere il più possibile della loro terra.
Alla fine di questa esperienza ero molto entusiasta e non volevo tornare a casa, non vedo l’ora di poter ripartire!
Era un nuvoloso giorno di febbraio quando, tramite un concorso nella mia scuola ricevetti la notizia di dover partire in quel magnifico luogo chiamato Turchia.
Che strano posto, pensavo, e fra timori e paure mi ritrovai il 7 luglio 2019 nell’ aeroporto di Istanbul, luogo che dapprima mi faceva paura ma che già dalle prime ore di permanenza mi ha fatta sentire a casa!
Nei primi dieci giorni di permanenza sono stata ospitata nella città di Bursa da quella che è diventata la mia seconda famiglia, i Kilinç con i quali fra una visita in moschea, una giornata al cinema ed una in piscina e le colazioni che sembravano pranzi, ho vissuto a pieno la vita che conducono i teenagers Turchi.
Mi è rimasta impressa l’immagine della nonna che non appena mi ha vista ha iniziato a coccolarmi e fra regali e porzioni abbondanti di cibo ha iniziato a farmi sentire subito parte della famiglia.
Il tutto ebbe inizio con un cartello Lions che mi aspettava alla sezione arrivi dell’aeroporto di Toronto. Seguì piccolo viaggio in macchina per pregustare il panorama canadese o, per meglio dire, del sud Ontario. Di lì a poco mi ritrovai a casa della mia prima famiglia ospitante (un uomo, Paul, e sua moglie, Donna, entrambi sulla settantina) seduto sul divano a guardare il “Saturday Night Show”, del quale Trump è il topic preferito e gustando la mia prima root beer. Con me vi era anche un ragazzo della Repubblica Ceca, David, che mi avrebbe fatto compagnia per i successivi dieci giorni.
Tra partite di baseball, fuochi d’artificio strabilianti, viaggi in canoa,wakeboarding, acquapark, serate con la chitarra e tiro con l’arco, farei prima ad elencare ciò che non ho fatto. Devo dire che i miei hostparents,nonostante l’età, si dimostrarono molto intraprendenti e più attivi di un qualsiasi teenager italiano.
L’emozione era fortissima già prima della partenza: la mia prima esperienza con il Lions Club, la mia prima esperienza con le host families, la mia prima esperienza di scambio culturale.
È stato difficile nascondere l’ansia pre-viaggio, da parte mia e della mia famiglia. Stavo per partire per 3 settimane in un paese estero e non ero mai stata lontana dalla mia nazione così al lungo.
Avevo paura che la nostalgia di casa mi avrebbe travolta e che avrei desiderato di tornare nella mia amata Puglia quanto prima. Non avrei mai immaginato che sarebbe accaduto esattamente il contrario: mentre scrivo queste parole ricordo con nostalgia tutti i momenti trascorsi in Belgio, la gente che ho conosciuto, le opportunità che mi sono state offerte, i posti che ho visitato. Ora posso affermare con fierezza di appartenere con il cuore non ad una, bensì a due nazioni.
Il Belgio è diventato ormai parte di me stessa e non potrò mai dimenticare quanto esso mi abbia dato in poche settimane.
Ciao sono Elena,e questo è il mio primoexchange e quest’anno sono partita alla volta del Belgio.
La possibilità di fare questa bellissima esperienza è arrivata da un concorso vinto nella mia scuola e premetto che io non volessi neanchepartecipare,è stata la mia prof che fin dall’inizioha voluto così tanto che io partecipassi,ed ora sono qui a raccontare una delle mie esperienze più belle,per questo non potrei mai ringraziarla abbastanza.
Sono partita alle 06:30 del 6 luglio con un’altra ragazze italiana, che però ha fatto un’esperienza diversa dalla mia;quella mattina ero contentissima di partire,ma allo stesso tempo nostalgica, perché sono molto legata alla mia famiglia.
Arrivata all’aeroporto di Bruxelles intorno alle 12:00e aprendo quelle porte,ad aspettarmi e accogliermicalorosamente c’era la mia famiglia ospitante.
Non nego che i primi giorni sono stati per me un “mettermi alla prova”, vivere in un posto diverso, con una lingua diversa e poco praticata, faceva crescere in me sempre più la voglia di ritornare a casa.
Eccolo lì, un ragazzo di 17 anni pronto a partire alla volta dell’Arizona che aspetta ansioso di decollare dall’aeroporto di Venezia in quell’afoso 11 luglio.
Difficilmente dimenticherà tutte le emozioni provate durante il solitario viaggio di andata, né tantomeno durante il solitario viaggio di ritorno.
Entrambi i viaggi sono stati lunghissimi, 15 ore che parevano 25, in quanto accompagnati da mille sensazioni differenti.
Durante il viaggio di andata ha incontrato l’impazienza di arrivare, la preoccupazione di lasciare la famiglia per un mese, l’ansia portata dal fatto di dover parlare inglese 24 ore su 24 e doversi arrangiare da solo in qualsiasi situazione.
Durante il viaggio di ritorno ha incontrato principalmente tristezza, per aver lasciato quei fantastici 9 amici trovati in un territorio così splendido, ma anche sollievo, dato dalla consapevolezza di poterli rivedere a breve e di ritornare in un luogo familiare.
Se c’è una cosa che quel ragazzo riconosce con certezza è che non è più lo stesso ansioso adolescente partito da Venezia l’11 luglio, ora è un giovane uomo che non ha paura di viaggiare ed uscire dalla propria zona di comfort.
“Tanta calorosità e accoglienza”, queste sono le parole con cui descriverei questa magnifica esperienza in Messico.
Già prima di partire mi ero fatta un’idea su come poteva apparirmi il paese: il tipico sombrero, le feste ed il “Sangre Caliente”, ma è stato molto più di questo.
Con la prima famiglia ospitante fin da subito si è creata una bellissima sintonia, mi hanno fatto sentire come a casa, i loro figli seppur un po’ più grandi di me sono stati molto amichevoli, grazie alle canzoni in stile “Reggaeton”, che io già ascoltavo quotidianamente, ci siamo legati sempre di più. A rendere questa settimana ancora più spensierata e divertente è stato inoltre il mio compagno di avventure Amir, un ragazzo proveniente da Israele, anche lui ospite nella mia stessa famiglia, con il quale ho legato fin da subito e grazie a lui ho potuto apprendere anche la sua cultura ricca di tradizioni.